Progetto Cassina-Sant'Agata
Abbiamo un futuro in comune
A Cassina ogni occasione è buona per discriminare
Il pericoloso ritorno della politica del non rispetto e dell'intolleranza
Storia fantapolica (ma non troppo) di come un documento contro la violenza sulle donne sia stato trasformato in un documento contro la dignità di genere. Ecco il resoconto della discussione in consiglio comunale di ieri sera, in cui la maggioranza - per voce dell'Assessore Chiesura - è riuscita a stravolgere una mozione per una moratoria della pubblicità lesiva della dignità femminile e a non approvarla, a differenza di quanto è successo in moltissimi altri comuni italiani.

Ieri sera, durante la seduta del consiglio comunale è successo un ennesimo episodio che ha dell’incredibile, ma che questa volta è mio dovere raccontare anche al di fuori dell’eco ristretta della cronaca politica locale.

Per conto di Progetto Cassina Sant’Agata e con l’appoggio della Lista Civica, dato l’avvicinarsi della "Giornata mondiale contro la violenza sulle donne" che ricorre il 25 novembre, ho presentato anche a Cassina de’ Pecchi una mozione per una moratoria delle pubblicità lesive della dignità femminile, aderendo ad un’iniziativa nazionale dell’UDI – L’Unione Donne in Italia - la campagna IMMAGINI AMICHE "per contrastare con una azione politica puntuale, organizzata e condivisa le immagini lesive e gli stereotipi femminili ovunque, non solo nella pubblicità"(cito il sito dell’UDI).

Non avevo dubbi sulla possibilità che si potesse aderire all’iniziativa anche a Cassina de’ Pecchi, così come è successo in numerosissimi Comuni e Province in Italia, nonostante le differenze politiche tra maggioranza e opposizione.

Mi sbagliavo.

Giunti al momento della discussione del punto in consiglio, in nome della maggioranza è intervenuto l’assessore alle “Politiche per la famiglia” Chiesura (l’Amministrazione non ha mai istituito un assessorato alle pari opportunità), il quale – senza che nemmeno i componenti della sua maggioranza avessero pianamente capito di che cosa si stesse parlando – ha proposto che nel testo della mozione (in allegato) si sostituisse il termine "genere" con la parola "sesso".

Una distinzione terminologica, penserete voi, un cavillo formale – questi politici che si accapigliano sempre per le parole!

Peccato che l’emendamento proposto dall’Assessore Chiesura per conto della maggioranza recitasse così:

"inserire nel secondo capoverso:
premesso che l’identità sessuale è un dato di natura il cui riconoscimento rientra nell’ambito dei diritti della persona ed in quanto tale merita tutela e rispetto".

Cosa voleva dire l’assessore Chiesura? Perché quell’espressione "genere" era così sbagliata, tanto da rifiutare addirittura la dicitura di un’Istituzione europea che si chiama "Commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere?" (e non a caso non si chiama “Commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di sesso?”)

Lo capiamo dalle parole scritte che l’assessore sottoponeva al voto del consiglio e da ciò che ha dichiarato "in diretta": in natura esistono i maschi e le femmine, punto. Perciò, vanno tutelate e rispettate soltanto le persone che si riconoscono nella categoria di "maschio" e "femmina" e che intendono la propria vita affettiva declinata esclusivamente secondo quelle categorie.

Morale della favola: avevamo presentato un documento che si proponeva un’iniziativa al di là della destra e della sinistra, che chiedeva un piccolo impegno concreto al nostro Comune contro l’uso irrispettoso dell’immagine femminile – dato che ormai si usa una donna nuda anche per pubblicizzare un dentifricio – e ci ritrovavamo un emendamento che affermava che vanno tutelate e rispettate soltanto le persone che vivono secondo l’orientamento sessuale preferito dall’assessore Chiesura, le altre no, meglio metterlo per iscritto, nel caso in cui qualcuno in questo Paese si sognasse di poter vivere la propria vita affettiva come meglio crede.

La storia finisce con tanta amarezza da parte nostra, costretti a ritirare una mozione che, con le modifiche apportate dalla maggioranza, sarebbe diventata un documento discriminatorio e profondamente offensivo delle libertà di genere.

A Cassina de’ Pecchi non avremo una moratoria delle pubblicità lesive della dignità femminile. E chissà cos’altro ci aspetta, in questi tempi bui di caccia alle streghe governati da intolleranti con la faccia pulita.

Emma Squillaci, 9 Novembre 2010


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Emma Squillaci
9 Novembre 2010
Il testo della mozione
Il sito dell'UDI