Progetto Cassina-Sant'Agata
Abbiamo un futuro in comune
Diciamo no al relativismo della Memoria
Fare memoria per educarci al futuro
L’appello di Pacifici a fare qualcosa di concreto contro il negazionismo rilancia una tematica della massima attualità e ci esorta a fare un passo avanti rispetto a polemiche obsolete.

Il 16 ottobre di sessantasette anni fa oltre 1000 ebrei romani, tra cui 207 bambini, furono rastrellati e deportati dalle truppe naziste.

Riccardo Pacifici, presidente della comunità ebraica di Roma, ricordando questo tragico anniversario, ripropone con forza l’impegno a formulare e far approvare dal nostro Parlamento entro il 27 gennaio prossimo (Giornata della Memoria), un testo di legge che definisca come reato il negazionismo, cioè la rimozione o la alterazione riduttiva dei crimini nazisti.
L’appello è stato accolto dai presidenti di Camera e Senato e da politici di ogni schieramento (v. tra le altre, le dichiarazioni odierne di Schifani, Fini, Gasparri, Gianni Letta, del vicepresidente del Senato Vannino Chiti e del presidente della Commissione Affari Costituzionali Carlo Vizzini).
Sappiamo che Austria, Francia, Germania e Belgio hanno già introdotto il reato di negazionismo. Una risposta positiva così corale da parte dei nostri politici, pur nelle diverse posizioni, si giustifica inoltre con i quotidiani segnali allarmanti di nuovo antisemitismo, di xenofobia, di nazifascismo ultras che non si limitano ad abitare i siti aberranti dell’estremismo più nero. Nuovamente pochi giorni fa da una cattedra universitaria a Teramo è stato negato l’olocausto, minimizzata la Shoah e sono stati contestati i dati e le modalità dello sterminio nazifascista, così come già l’anno scorso a la Sapienza e nel 2008 in un liceo romano; a livello internazionale il negazionismo viene praticato da stati quali l’Iran di Ahmadinejhad o da Hamas a Gaza.

Non comprendere l’unicità della Shoah ed equipararla ad altre tragedie della storia moderna, significa ignorare il fenomeno per cui, ad un certo punto della storia europea, i sopravvissuti ai lager nazisti si sono fatti testimoni e si è costituita una Memoria educante, didattica, "militante" con l’obiettivo di proteggere le nuove generazioni dall’odio etnico-religioso e di insegnare la partecipazione alla sofferenza, abbattendo divisioni e barriere che Camerani chiamava “tentazioni di odio”.
Sarebbe infatti sacrilego usare la memoria dei propri morti per alimentare risentimento e vendetta, ma ancor più si verrebbe meno al senso del fare Memoria: non cerimonia commemorativa, non solo carità e giustizia per la vittime, ma soprattutto educazione alla pace e ai diritti umani. A Tokyo dal marzo 2000 un piccolo museo dedicato all’Olocausto, gestito da Fumiko Ishioka, fa compiere questa esperienza anche ai bimbi in età della scuola primaria che ancora non studiano la storia.
Noi europei poi sappiamo che la trama comune su cui si basa il legame dei paesi dell’UE - tradizionalmente da secoli in guerra tra loro fino a sessantadue anni fa - risale non solo agli interessi economici del dopoguerra, ma alla cultura greca e latina, alla funzione politica culturale e artistica svolta dalla Chiesa nei secoli VIII-XVIII e al ripudio degli orrori dell’ultimo conflitto mondiale ispirati dal nazionalismo e dalle politiche aggressive, razziste e antisemite.

Tutte le vittime di lager, gulag, foibe e di crimini orrendi compiuti da regimi tirannici, ma anche tutte le vittime di massacri prodotti da regimi democratici in guerra... e altri ancora compiuti da paesi non segnalati come stati-canaglia e spesso ignorati dalla televisione, meritano allo stesso modo compassione, carità e giustizia.
Equiparare però, senza distinzione, le diverse storie di martirio, non individuando lo specifico rapporto che i diversi crimini del passato hanno con il nostro presente e la nostra identità, risulta antistorico e genera confusione, più o meno intenzionalmente.
Adottare un relativismo della Memoria è in contraddizione con la condanna del relativismo dei valori religiosi e culturali ad opera delle medesime parti; di più: finisce con l’alterare la Memoria, impedendole di essere custode/testimone e usandola come arma molto vicina all’oblio e alla rimozione propria dei totalitarismi.

Tutte queste riflessioni devono essere riproposte con convinzione e passione in questo mese in cui tanti cittadini di Cassina, ragazzi di terza media e adulti con associazioni attive sul territorio, compiono l’esperienza dei luoghi della Memoria: un viaggio destinato alla conoscenza, alla crescita della coscienza che tanti cittadini europei sentono prima o poi di dover compiere.
Tutte queste riflessioni rendono della massima attualità anche uno Scaffale della Memoria nella biblioteca Roberto Camerani dove è stato "riconsiderato il tipo di approccio che si vuole dare" (dall’ultima Relazione Bibliotecaria ) e una programmazione di eventi culturali che vede presenti scelte unilaterali.
La conseguenza potrebbe essere quella di "depotenziare la verità, sino a trasformarla in una delle tante leggende che abitano il mondo contemporaneo".

Franca Marchesi, 17 Ottobre 2010


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Franca Marchesi
17 Ottobre 2010